Qualche mese fa ho visto un film giapponese un po’ filosofico, un po’ bonjour-tristesse, dal titolo evocativo che non saprei nemmeno più citare con precisione… ma da quel giorno, nella mia mente, ho ribattezzato così: “perfect day” tutti quei rari momenti in cui, per una volta, le cose girano nel verso giusto.

Da tempo aleggiava nell’aria una promessa: visitare finalmente la boutique di Issey Miyake a Ginza, dove l’anno prima avevo adocchiato una tutina che mi aveva fatta innamorare.

E poi, l’eco lontana del mitico Four Seasons quel simbolo di lusso discreto di cui si parlava già decenni fa, come dell’apice del benessere urbano.

Così, senza troppi preamboli, eccomi al Four Seasons vicino alla stazione di Tokyo, accolta da una receptionist giunonica e raggiante, con un sorriso più grande della sua uniforme.

Ci ha subito suggerito di salire al piano panoramico per assaggiare la “miru-fiuuu” (sì, proprio mille-feuille, alla giapponese). E così, in un meriggio soleggiato, tra i grattacieli delle grandi banche e i treni proiettile che sfrecciano sotto i miei piedi, seduta con vista sulla Tokyo più scintillante, mi sono goduta ogni cucchiaiata di quella torta millefoglie troppa anche per due, ma di quelle che non ne hai mai abbastanza.

Ai miei piedi, un paio di sandali bassi intrecciati favolosi, che però… diciamocelo, con gli infradito meglio non esagerare con le passeggiate! Quattro passi più in là ed eccomi nella boutique Issey Miyake di Ginza. Tra qualche turista rumoroso (nota mentale: non è la lingua che dà fastidio, è il volume!), una commessa eterea e gentilissima mi propone al posto della tutina dell’anno scorso un ensemble a due pezzi. Uno in verde profondo, tra lo smeraldo, il muschio e il bosco. L’altro in un verdolino tenue, quasi pastello. Indecisa, come spesso capita nei momenti felici…li ho presi entrambi: l’ensemble nel primo colore e un poncho splendido nel secondo. Ahhh…in fondo, non ci vuole poi molto a far felici noi ragazze, no?

E non finisce qui. Convinta di cenare con qualcosa di veloce al Ginza Six, sono inciampata letteralmente nel Teppan 10. Un teppanyaki da sogno, con cuochi in camice bianco che cucinano davanti a te, tra colpi di spatola e coreografie di vapore. Menù: mousse di riccio di mare, manzo giapponese tenerissimo, e un carrello dei dolci che sembrava uscito da un cartone animato degli anni ’30. In taxi, tornando verso casa con le luci di Tokyo che scorrevano sul finestrino, mi son detta: forse il dizionario non lo definisce così, ma per me… questo è stato un perfect day. E di quelli che ti rimangono dentro.