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Un altro Perfect Day
Un altro “perfect day” fra nuvole di petali rosa, templi e caffetterie di charme.
Qualche ora di trekking sul Monte Hiei, sulle orme degli antichi maestri buddhisti, è quanto di meglio per scrollarsi di dosso dodici ore di volo e godersi poi un sonno davvero ristoratore.
Oggi mi sono prefissata di verificare di persona se sia proprio vero che il Ginkaku-ji (Padiglione d’Argento) sia meglio del tanto osannato Kinkaku-ji (Padiglione d’Oro). Il tempio, in realtà, si chiama Jishō-ji, “compassione splendente”.
Taglio corto: confermo. E attenzione… la foglia d’argento non è mai stata completata, quasi a rappresentare quel sentimento di wabi-sabi, che io intendo come quella condizione in cui non sei euforico, ma piuttosto lievemente ebbro di una dolce malinconia, un po’ come “il dolce m’è naufragar in questo mare”, consapevole che nulla è perfetto né permanente.
Il giardino è bellissimo e il padiglione un po’ piccino. Dopo questa passeggiata zen mi sono fiondata verso il vero obiettivo della giornata: il Sentiero del Filosofo.
Plauso al fatto che venditori, artisti di strada e simili siano molto, molto radi. E applausi anche alla gradita assenza di instagrammer rumorosi, sostituiti da numerosi turisti, ma “sostenibili”.
Uscita dal tempio mi sono goduta immensamente un bignè alla crema di matcha (se annacquate un po’ meno le polverine, cari i miei furbetti, ve ne sarei infinitamente grata) e una breve pausa in un caffè seminascosto con giardinetto privé, prima di incamminarmi lungo questo sentiero, praticamente adiacente al tempio e costeggiato da un fiumiciattolo.
Ai lati si incontrano fiori, alberi e piante in un tripudio di colori che ti rapisce. Qui non c’è wabi-sabi che tenga: tutto il percorso è semplicemente da favola.
Arrivata in fondo volevo proseguire verso i templi Eikandō e Nanzen-ji, ma sulla strada, me tapina, mi sono imbattuta in un altro caffettino di charme e non ho resistito.
Dopo aver finalmente concluso il giro dei templi, di zen ormai me ne ero “zennata addosso”, ma di posti belli avevo ancora voglia. Prima di caricare armi e bagagli alla volta di Tokyo, ho voluto visitare un luogo sotto gli occhi di tutti ma meno citato dai “so-tutto-io di Kyoto”: un’ex guest house di stato del primo governo Meiji, nell’Ottocento, oggi trasformata in un hotel decisamente premium, con due caffetterie e un bridal salon.
Quindi… glicemia, ahimè, alle stelle: uno champagnino con miiruuufiuu, sarebbe millefoglie, nella sala fin de siècle originale, con tanto di pianoforte dal vivo. Insomma, devo aggiungere altro?
Prima di partire volevo fare ancora qualche spesuccia. Alla boutique di Issey Miyake mi hanno riconosciuta subito, ti credo, quest’inverno ho comprato per un reggimento di amiche, ma ho desistito… Tokyo mi aspetta!
