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Il Blog

Valigia pronta per il ritorno dal Giappone, simbolo di nuovi viaggi e nuove esperienze

Tempo di bilanci, nell’andirivieni sulla rotta per l’Estremo Oriente

Come nel pulsare del cuore e nel continuo avanzare e ritirarsi delle maree, anche per me è arrivato il momento di fare le valigie.

Ogni volta che si torna dall’Oriente si rientra un po’ diversi da come si era partiti. Nuovi incontri, nuove avventure, luoghi che si aggiungono alla mappa del cuore e quella sensazione difficile da spiegare per cui, pur tornando a casa, si lascia sempre qualcosa dietro di sé.

E come spesso accade quando metto piede in Giappone, in queste settimane è successo un po’ di tutto.

Fra giornate dedicate al wellness, trattamenti ko-gao, il mio favoloso coiffeur giapponese, pur sapendo che la mia parrucchiera canterina mi aspetta già al varco, serate scintillanti, cene memorabili, abiti bellissimi e qualche acquisto di cui non parleremo in presenza del commercialista, il tempo è letteralmente volato.

Ma il Giappone, almeno per me, non è mai soltanto estetica.

Fra il Monte Hiei e Sado, antichi templi immersi nel silenzio e luoghi dove la storia sembra ancora respirare fra gli alberi, ho ritrovato ancora una volta quella dimensione particolare in cui il viaggio diventa qualcosa di più di uno spostamento. Un passo dopo l'altro si finisce per attraversare anche se stessi.

Partire. Tornare.

E poi ripartire di nuovo.

Finché arriva un momento in cui non si è più del tutto sicuri di quando si stia partendo e quando tornando. Quando la parola "casa" diventa più fluida, meno legata al possesso e più all'appartenenza.

Mi torna spesso in mente una frase di Jacques Prévert:

Ma racine est au fond des bois.

La mia radice è nel profondo del bosco.

E forse è proprio così.

Questo pianeta assomiglia a un immenso bosco vivente, pieno di energia, di bellezza, di sentieri inattesi e, naturalmente, anche di qualche pericolo. Ma per sentirne il profumo bisogna avere il coraggio di attraversarlo.

Sto imparando, poco alla volta, a riconoscere il kakko dake, il "solo apparenza", senza per questo rinunciare alle cose belle.

Perché chi ha deciso che una vita spirituale debba necessariamente essere grigia?

Chi ha stabilito che farsi domande profonde e coltivare il proprio spirito significhi rinunciare all'eleganza, all'arte, alla bellezza o persino a un paio di sandali che ci fanno sorridere?

Io continuo semplicemente a vivere il Giappone a modo mio. Un po' in italiano, un po' in giapponese, molto a modo mio.

Continuo a costruire viaggi sartoriali perché è ciò che faccio da una vita. Non inseguo particolarmente le mode del momento e lascio volentieri il fast food, il fast fashion e il fast tourism a chi li ama.

Io preferisco ancora le cose che richiedono tempo.

Le conversazioni che si allungano.

I luoghi che si lasciano scoprire lentamente.

Le esperienze che, una volta tornati a casa, continuano a viaggiare con noi.

E adesso, mentre richiudo l'ennesima valigia, non posso fare a meno di sorridere.

Perché in fondo lo so già.

Fra non molto sarà di nuovo tempo di partire.