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Il Blog

Relax programmato, caos assicurato

Relax programmato, caos assicurato

Ormai sono già a Tokyo da tre settimane e, con grande fatica, mi sono trattenuta dal fare grandi spese. Ma solo perché era tutto programmato così.

A luglio sono invitata al matrimonio in Toscana di una mia ex collaboratrice. Giovanissima, arrivò nella mia agenzia appena aperta per fare il praticantato e poi l’ho assunta.
Con la piaga della pandemia ho dovuto lasciare a casa tutti, lei compresa, con grande dispiacere.

Potrebbe tranquillamente essere mia figlia e, in un certo senso, professionalmente lo è.
Quindi, con grande gioia, non solo ci sarò, ma voglio onorare come si deve questo momento così importante. Una di quelle ragazze che si sposano in chiesa, con tutti i crismi, con pochi grilli per la testa… quasi come le fanciulle di una volta.

Ma torniamo a noi.

Giornata decisamente da tour de force.

Dopo una colazione come si deve abbondante, suntuosa mi dirigo in metro verso Ginza con un programma chiarissimo: calze e affini nel mio negozio preferito, un salto da Uniqlo per qualche “cosina”, e poi caffettino da Eataly al Ginza Six.

Il caffettino si è trasformato, senza troppi sensi di colpa, in uno spuntino decisamente importante: crocchette al tartufo, arancini, pizzette e tiramisù.
No comment.

Rinfrancata, mi dirigo senza indugio verso la boutique di Issey Miyake.
Io, furbetta, avevo indosso camicetta chartreuse e borsina verde Miyake giusto per farmi riconoscere subito come cliente affezionata.

La commessa, però, si è innamorata all’istante del mio taglio di capelli e devo dire che la cosa mi ha dato un piacere immenso. Merito della mia parrucchiera canterina in Italia.

Dopo aver provato praticamente mezzo piano di capi, ho deciso che il mio vestito rosso fuoco meritava una stola tono su tono.
E così è stato.

Ma il vero piano diabolico era un altro: il vestito CFCL color aquamarina (vedi episodi precedenti).

Mi dirigo quindi con determinazione verso Omotesando, convinta di trovarlo lì ad aspettarmi.
Ovviamente, nulla di tutto ciò.

Modelli cambiati, colori diversi, e dell’aquamarina che avevo in mente neanche l’ombra o meglio, sì, ma in forme improbabili.

Ho provato tutto il possibile tranne bianco, nero e rosa confetto, per ovvi motivi.

Il violetto ciclamino mi smunge, l’aquamarina mi faceva sembrare o una caramella fuori scala o un tubo con fronzoli laterali.
Gli argento? Uno sembrava uscito da Star Trek: bellissimo, sì, ma inutilizzabile in qualunque contesto umano.

Alla fine, dopo infinite prove e con la commessa ormai esausta la scelta è caduta su un grigio-argenteo molto, molto, molto elegante.

Breve pausa tisana in un caffè tutto in legno, con terrazza panoramica e “barista” tanto arrogante quanto incapace: il caffè, amarissimo e decisamente mediocre.

Un salto veloce a Harajuku, carica di pacchetti, e poi di corsa a casa.

E lì, naturalmente, il mondo intero sembra essersi coalizzato per rovinarmi la serata.

Famiglia in rientro da New York a cui cambiano i posti in aereo senza preavviso e quindi telefonate frenetiche tra Tokyo, Italia e NY per farli sedere vicini.
Clienti che vogliono prenotare ristoranti visti su Instagram… imprenotabili.
Altri con camere d’albergo sbagliate.

Insomma: la classica giornata di un agente di viaggio, in cui i problemi non finiscono mai.

E meno male che oggi dovevo rilassarmi.