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La Kyoto che non sai
Come Venezia o Firenze, Kyoto è una città che non si esaurisce mai. Dietro agli itinerari più noti quelli del fai-da-te o di Instagram esistono mondi paralleli, silenziosi e stratificati.
Per salutare il nuovo anno ho scelto Kyoto subito dopo il Capodanno, quando le feste sono finite e la città è ancora avvolta nel torpore invernale. Non sono mancata alle boutique di Issey Miyake, sia chiaro, ma questa volta l’attenzione era rivolta ad altro: alcuni luoghi che fanno parte degli Hokke reijō, i siti sacri legati alla tradizione del Sutra del Loto.
A Kyoto, tra XV e XVIII secolo, la comunità Hokke ebbe un ruolo centrale e peculiare: non solo guerrieri e burocrati, ma anche artisti, artigiani, mercanti di stoffe e di sake. Tra le figure più rappresentative spiccano Hon’ami Kōetsu, raffinato calligrafo e artigiano, e Hasegawa Tōhaku, fondatore dell’omonima scuola pittorica e autore del monumentale Nehan-zu.
La mia prima tappa è stata il tempio Honpō-ji, dove talvolta vengono esposte opere sacre come mandala calligrafici di Nichiren o dipinti dei suoi discepoli. Una breve conversazione con il priore ha chiarito che certe visioni richiedono tempo, contatti giusti e una pianificazione accurata, magari con un piccolo gruppo. Anche senza esposizioni speciali, però, il tempio offre sale da tè e giardini di grande raffinatezza, splendidi in ogni stagione.
Dopo qualche “rimbalzo”, in una mattina innevata, ho varcato la soglia dell’Honkoku-ji. Qui è conservato l’originale del Risshō Ankoku-ron (invisibile, essendo Tesoro Nazionale), ma nella sala principale, quasi ignorata per via di una cerimonia privata, sventolava una riproduzione fedele del Rinpo honzon, un grande mandala calligrafico: uno di quei colpi di fortuna che capitano solo quando non li cerchi.
La giornata si è chiusa al tempio Honnō-ji, noto per l’incidente che portò alla morte di Oda Nobunaga. Oltre alle celebri katana, qui vengono talvolta mostrati uno o più mandala originali di Nichiren. Le stradine attorno al tempio, con portici, botteghe artigiane, carta, tessuti, ceramiche e piccoli caffè, meritano da sole la visita.
Gli Hokke reijō a Kyoto sono sedici e anche di più senza contare i luoghi legati ad altre tradizioni, come il Tō-ji di Kūkai. Kyoto ha molte anime. A me interessa esplorare quelle che parlano all’anima, indipendentemente da quanto siano “instagrammabili”.
Se vi va di seguirle, continuate a seguirmi. Magari fino a Kyoto.
