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Il Blog

Sentiero tra templi di Kamakura immerso nella natura primaverile del Giappone

Kamakura sussurrata: sulle tracce di Nichiren tra usignoli e sentieri nascosti

Domenica di primavera…? Kamakura, arrivo!

Dopo una ricca e salutare colazione mi sono detta che avevo voglia di tornare nell’antica capitale medievale per visitare i templi legati al monaco Nichiren,

che fece di questa roccaforte feudale il teatro della sua narrazione durante il tentativo di invasione dell’impero mongolo.

Dopo la settimana scorsa al Monte Hiei, era quasi inevitabile venire qui, dove tanti maestri di quel tempo travagliato predicarono.

I luoghi da vedere sono molti, per tutti i gusti. Ma a me piacciono i sentieri meno battuti. Non perché debba scoprire chissà cosa… più per il gusto di sentirsi, ogni tanto, un po’ uniche.

Con uno “scatto sull’ala” mi scosto dal vialone principale per una prima tappa velocissima alla stele della predicazione, posta nel luogo dove Nichiren soleva incitare con veemenza il ritorno all’insegnamento del Sutra del Loto, in mezzo ai passanti indaffarati. Da lì mi dirigo verso i vari luoghi che furono, in qualche modo, palcoscenico della sua vicenda.

La vecchia residenza del dotto confuciano suo discepolo e correttore di bozze di un trattato famoso oggi è un ridente tempietto immerso in un verde lussureggiante, con usignoli che cantano come in un festival canoro. Secondo i giapponesi, il loro cinguettio suonerebbe come “hō… hokkekyō!”, una sorta di lode al Sutra del Loto. Certo, bisogna saperlo… e farci un po’ caso!

Questo luogo, tra momiji dalle foglie ancora piccolissime e verdi, ti pulisce l’anima dalle ansie quotidiane. E ogni volta che ci torno trovo coppie appena sposate, in kimono tradizionale, intente a farsi fotografare senza tregua.

Proseguendo per stradine e sentieri si arriva a tre templi che per due secoli si sono contesi il titolo di dimora storica di Nichiren durante il suo periodo kamakuriano. Alla fine l’ha spuntata uno solo… ma, a pensarci bene, forse hanno ragione tutti: la capanna di un monaco così “ingombrante”, messa a ferro e fuoco più volte, potrebbe anche essersi spostata!

Questa volta decido di visitarne uno dove vado meno spesso quello “non ufficiale”, ma assolutamente plausibile.

Tra il canto frenetico degli usignoli (chissà cosa si stavano dicendo…), si salgono ripide e scivolosissime scalinate nel boschetto adiacente, fino a raggiungere una costruzione tanto per cambiare chiusa al pubblico ricostruita in tempi più recenti, ma capace comunque di riavvicinarti a quei tempi e a quei pensieri.

Vero o non vero, questi luoghi spirituali, i reijō, hanno qualcosa di intangibile: non si spiega, ma c’è. Ed è presente e, per me, importante.

Fra il profumo dei momiji, il canto degli usignoli, la brezza primaverile e questa sensazione avvolgente, ci si sente semplicemente meglio. Poi ognuno la pensi come vuole.

Il fatto è che i viaggi che organizzo io sono tutti così: sussurrati, accarezzati, come un’onda lieve che ti avvolge quasi un vapore mistico capace di trasportarti in una dimensione multisensoriale.

Serve dire che, prima di tornare, ho trovato dei deliziosi ninnoli 366, uno per ogni giorno dell’anno (inclusi i nati il 29 febbraio!) di cui ho fatto incetta per me e per le amiche del cuore? E un gelatino al tramonto?

Una vita felice è fatta di tanti “perfect day”, possibilmente in sequenza ininterrotta…

“Hō… hokkekyō!”

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