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Il Blog

Tempio tradizionale a Teradomari durante la Golden Week tra spiritualità e atmosfera giapponese

Il giorno in cui mi sono persa (e ho trovato il Giappone vero)

Chi segue il blog ormai lo sa: quando si tratta di moda, wellness, beauty e dolci mi butto a capofitto. C’è tuttavia anche un altro aspetto, altrettanto importante, legato alla spiritualità.

Così, dopo settimane in Giappone immersa in piogge di petali di ciliegio, abiti meravigliosi e tutto il resto, per la mitica “Golden Week” la settimana in cui il Paese si ferma, o meglio si sposta in massa in vacanza (o torna al paesello) ho deciso senza indugio che, al posto di un viaggio “kira-kira”, luccicante, avrei finalmente intrapreso un percorso che sogno e progetto da anni: una parte di una serie più articolata sulle orme del monaco buddhista Nichiren.
Come molti altri del suo tempo (e non solo), egli fu esiliato dal regime dei samurai di Kamakura per ben due volte; la seconda, e più significativa, sull’isola di Sado, luogo freddo e impervio. Senza pensarci troppo mi sono messa al lavoro per organizzare tutto, convinta ingenuamente che nessuno avrebbe mai scelto una meta così “amena” per le vacanze. Oh, povera me! Nemmeno per idea: treni, traghetti e alberghi pieni.
Arzigogolandomi con destrezza, grazie ad anni di esperienza e accettando partenze e rientri in orari meno comodi, due settimane prima sono comunque riuscita a mettere insieme il tutto.
Parto quindi di buon’ora per la ridente cittadina costiera di Teradomari, giusto in tempo per imbattermi nell’unico giorno dell’anno in cui regna la caciara. Sul viale principale del mercato del pesce una marea di turisti accorsi per gustare le prelibatezze soprattutto granchio fresco e, sulla strada secondaria, una parata del santuario locale con tamburi, cimbali e omikoshi, i santuari shintoisti portatili, fondamentali nei matsuri. Secondo la tradizione, fungono da “veicolo” per trasportare la divinità (kami) dal santuario principale (jinja) in giro per il quartiere, distribuendo benedizioni e buona fortuna.
In tutto questo frastuono quasi felliniano mi ero completamente persa e non riuscivo più a trovare la statua di Nichiren né il leggendario pozzo da cui avrebbe attinto l’acqua per scrivere una famosa lettera proprio da Teradomari. Visto che nemmeno il vigile era del posto, sono salita la scalinata del tempietto adiacente: deserto.
Stavo per tornare indietro rassegnata quando istinto e curiosità mi hanno spinto comunque a entrare. Lo scricchiolio delle vecchie assi di legno ha attirato l’attenzione della moglie del priore, e da lì come spesso accade in Giappone la situazione ha preso una piega del tutto inattesa.
Per farla breve, mi sono ritrovata dentro una scena degna di Asterix credo quello ambientato in Grecia, dove sono tutti cugini perché è venuto fuori che non solo il priore, simpaticissimo e disponibilissimo, si è offerto di accompagnarmi e spiegarmi tutti i luoghi “sacri”, ma addirittura di portarmi in macchina al tempio che avevo in programma per il giorno successivo. La badessa, infatti… è sua cugina!
Così oltre a risparmiare taxi e tempo mi sono ritrovata a visitare tutti i luoghi storici in cui il monaco Nichiren si sarebbe fermato prima di essere deportato a Sado, lasciando tracce reali o, se vogliamo, spirituali del suo passaggio.
Il tempio in questione è un gioiello, restaurato magnificamente e da poco, con un giardino da favola. Il vecchio priore (padre della badessa e zio del mio benefattore) ha persino incontrato il Dalai Lama o forse è stato lui ad andare da lui, non ho capito benissimo ma, al di là di questi dettagli, ciò che colpisce è la gentilezza diffusa, autentica, quella che ti fa conoscere il vero Giappone. Non lo scintillio di Ginza o la vibrante Shibuya degli influencer, ma quello più profondo, che al di là della mia personale passione per Nichiren è esattamente ciò che cerco di trasmettere nei miei viaggi, chiamiamoli pure “sartoriali”.
Era uno di quei giorni in cui le congiunzioni astrali sono talmente allineate che il mio nuovo amico è persino riuscito a correre dietro e fermare l’ultimo autobus del giorno, quello che mi avrebbe riportata in albergo, a un’ora di distanza, nell’assonnata cittadina dove avevo trovato una stanza.
Non solo mi è stata regalata una giornata straordinaria, piena di emozioni e scoperte storiche, spirituali e umane ma ho persino guadagnato un giorno intero. Senza contare che da sola non avrei mai trovato la grotta storica nascosta tra le felci, né visto le tavole illustrate che raccontano le varie leggende.
Devo dirlo: anche se la sera si è conclusa con un’insalatina e poco più, questa è stata senza dubbio una giornata memorabile. E ho guadagnato anche dei nuovi amici che, alla fine, è sempre la cosa più importante.
Il giorno successivo sono andata nel migliore department store di Niigata e ho passato tutta la mattina non nelle boutique, ma a cercare il regalino perfetto da mandare ai due cugini, con tanti ringraziamenti e la promessa di rivederci presto, magari con un tour “sulle orme di Nichiren” che sogno di organizzare da anni.
E domani… si salpa per Sado.

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