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Il Blog

Esperienza beauty a Tokyo tra saloni esclusivi di Ginza e professionisti del benessere

Beautiful days

Dopo qualche giorno dedicato alla spiritualità e al ripercorrere le orme di un monaco del XIII secolo esiliato sull’isola di Sado, mi sono detta che accanto a questo necessario “detox dell’anima” la vita è fatta anche di beautiful days: quei giorni in cui ci si prende cura di sé senza se e senza ma.

Dopo un mese a Tokyo, tra percorsi storici e riflessioni interiori, ho sentito il bisogno di affidarmi a mani sapienti.

Vi ricordate il mio parrucchiere preferito?
Ovviamente ci sono tornata. Per la quarta volta.

Ma questa volta c’era di più.

Qui in Giappone è molto diffuso donare i capelli (hair donation), una sorta di fioretto personale. Il minimo richiesto è 30 centimetri potete immaginare il livello di fiducia necessario.
È proprio così che lui e l’estetista si sono conosciuti.

Quando ho preso appuntamento, mi ha chiesto se volessi provare anche il salone di una sua amica.
Risposta ovvia: sì.

Così, nella stessa giornata, mi ritrovo tra Shibuya e Ginza. Due indirizzi, due mondi, entrambi impeccabili.

Ma… un attimo. Non era a Ebisu?

Sì. Si è spostato.
E io pensavo si fosse messo in proprio. D’altronde nel suo ambiente è molto conosciuto: parte di un quartetto chiamato shiten’ō, i “quattro Re Celesti”.

Arrivo al nuovo salone dopo una passeggiata piacevolissima tra il vecchio e il nuovo indirizzo. Mi aspettavo scena, vetrine, impatto.
Invece: più piccolo di prima.

E lì capisci.

Non è il luogo.
Sono le mani.

Le clienti lo seguono. Come ho fatto io.

Due foto di riferimento, taglio netto, geometrico, preciso. Femminile ma deciso perché il corto va portato.
Un ritocco ai riflessi… e il risultato è quello che già sapevo: perfetto.

Con quel sorriso pieno che solo un buon taglio sa dare, mi dirigo verso la stazione di Tokyo per alcune commissioni, e poi a piedi verso Ginza.
Seconda tappa: estetica.

Studio al sesto piano, anonimo, quasi nascosto.
Entro con una leggera esitazione.

Mi apre una ragazza giovane non giovanissima dal viso perfetto e dallo sguardo deciso.
Una di quelle presenze che capisci subito: sa quello che fa.

Dopo moduli, consensi e dettagli infiniti, si comincia.

Mi racconta la sua storia: viene dal nord, si forma a Tokyo, lavora nei saloni di Ginza e poi apre la sua attività: Hyakunen Bijin, “bella per cent’anni”.

Una piccola impresa.
Come la mia.

E forse è anche per questo che ci si riconosce al volo.

La sua idea è semplice: il viso non è isolato.
Postura, spalle, schiena tutto influisce.

Mi aspettavo qualcosa.
Ho trovato di più.

Le foto del prima e dopo parlano da sole.

Giudizio?
Decisamente positivo.

Ci tornerò.
E lo consiglierò a chi sa riconoscere e vivere uno spirito libero.

Perché, ancora una volta, il Giappone lo conferma:
è un paese perfetto per noi donne.