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Il Blog
Si fa un gran parlare dei wagashi, i dolci tradizionali giapponesi a base di azuki, matcha e gelatine traslucide che ormai compaiono anche nelle nostre città, spesso presentati come quintessenza dell’estetica nipponica.
Come Venezia o Firenze, Kyoto è una città che non si esaurisce mai. Dietro agli itinerari più noti quelli del fai-da-te o di Instagram esistono mondi paralleli, silenziosi e stratificati.
L’ottavo giorno del primo mese, otto secoli fa, si narra che un monaco, sfollato verso la penisola di Izu dopo il grande terremoto di Kamakura del 1257, trovò rifugio tra queste colline affacciate sul mare.
Questo viaggio anzi, questa permanenza di due mesi mi ha permesso di togliermi più di una soddisfazione.
Sono nata in casa, non in ospedale. Forse è stato il mio primo viaggio, o il primo indizio di un certo modo di stare al mondo.
Vi avevo già raccontato di quando ho trovato il parrucchiere perfetto a Tokyo. Ebbene sì: ci sono tornata. Non una seconda, ma addirittura una terza volta.
